Come svolgere la selezione del personale Per leggere l'articolo impiegherai circa 60 secondi

Il processo di selezione di personale può essere estremamente delicato e complesso. Non è sempre facile riuscire ad individuare, all’interno di un bacino di candidati più o meno ampio, la persona più adatta alla propria azienda. Certo, allo stesso tempo, è anche un processo molto affascinante, che implica una responsabilità molto alta per chi lo conduce. Infatti se è vero quello che dice Brian Tracy – ovvero che le persone sono la parte più importante di tutta la azienda – chi seleziona il personale ha il compito di creare la team che porti l’azienda al raggiungimento dei suoi obiettivi.

Spesso, però, chi si trova a dover affrontare dei colloqui di selezione non ha una formazione specifica alle spalle oppure è privo egli strumenti più adeguati. E questo può essere molto pericoloso, in quanto inserire un candidato non idoneo all’interno dell’azienda in un momento di necessità potrebbe portare più problemi che altri.

Ma quali sono i criteri per effettuare una buona selezione del personale?

In primo luogo bisogna aver chiaro il profilo della persona che si sta cercando: questo vuol dire non solo delineare l’esperienza formativa (che può essere tranquillamente individuata all’interno dei vari CV) ma anche i diversi aspetti caratteriali e comportamentali. Questi ultimi sono fondamentali, specialmente tenendo presente che il singolo collaboratore dovrà poi essere inserito in un gruppo di lavoro, con cui dovrà andare in sinergia.

Ma quali sono gli aspetti più importanti da osservare durante un colloquio?

  1. La prima impressione

So che può sembrare superficiale, ma la prima impressione risulta fondamentale in questi casi. In primo luogo perché il cervello umano ha la capacità di farsi un giudizio abbastanza completo su una persona dopo soli sei secondi. Da un certo punto di vista questo giudizio può inficiare l’intero processo di selezione, questo perché se chi conduce il colloquio non è in grado di metterlo da parte, difficilmente riuscirà ad andare affondo col candidato. C’è anche da dire che certi casi la prima impressione è fondamentale. Prendiamo ad esempio il caso di figure professionali come gli addetti al front-office. Se durante il colloquio la prima impressione risulta negativa, anche se il resto del colloquio vada egregiamente, potrebbe pregiudicare quella posizione: proprio perché quell’impressione negativa potrebbero averla anche le persone con cui interagirà una volta ottenuto il lavoro. E poiché ruoli come questo sono rappresentativi dell’azienda, sarà forse meglio scartare il candidato o indirizzarlo verso altre figure professionali.

  1. Esperienza pregressa

Al fine di mettere a proprio agio il candidato, si può iniziare chiedendogli di riassumere brevemente la sua esperienza pregressa sia formativa che lavorativa. Nel fare questo, l’ideale è cercare, per quanto possibile, di non interrompere la sua esposizione. È di estrema importanza, in questa fase, prestare attenzione alla coerenza e alla linearità del suo racconto: spesso i punti da approfondire scaturiscono da incongruenze o da omissioni volontarie del soggetto sul suo trascorso. Risulta fondamentale anche il modo in cui il candidato parla di sé: molto probabilmente una persona dal carattere sicuro e determinato non si lascerà sfuggire passaggi e, anzi, calcherà molto la mano sulle sue esperienze sottolineando il proprio percorso con particolare enfasi. Al contrario, una personalità insicura potrà fermarsi diverse volte cercando magari un accenno di consenso da parte dell’interlocutore, oppure potrà descrivere le varie esperienze con superficialità.

Al termine dell’esposizione del trascorso formativo e lavorativo del candidato sarà compito del  selezionatore andare a porre delle domande specifiche sugli eventuali dubbi. Una cosa di cui non ci si dovrebbe mai dimenticare, è l’indagare sulle motivazioni che hanno spinto il candidato a proporsi proprio per un’azienda e non per un’altra. Insomma, bisogna riuscire a capire cosa ha portato il soggetto a scegliere una determinata posizione o a cambiare una determinata occupazione.

  1. Interessi extra-lavorativi

Dopo aver approfondito il suo trascorso lavorativo, è molto utile anche porre qualche domanda che vada ad abbracciare i suoi interessi extra lavorativi. Questo aiuterà molto a comprendere maggiormente gli aspetti caratteriali del candidato. Ad esempio, una persona abituata a svolgere sport di gruppo, sarà molto probabilmente più propensa a lavorare in team rispetto ad una persona che svolge attività extra in solitudine. Lo so, questo aspetto potrebbe sembrare banale ma in realtà numerose evidenze ci indicano che un buon candidato è colui che riesce rapportarsi in modo corretto e senza difficoltà con gli altri colleghi, in quanto molto probabilmente concorrerà al mantenimento di un buon clima aziendale interno.

Il punto è che molto spesso l’intero processo di selezione viene portato avanti da persone che fanno tutt’altro lavoro. L’esempio classico è quello dell’imprenditore che svolge personalmente questa funzione. Oppure la delega ad un collaboratore che comunque svolge tutt’altra funzione all’interno dell’azienda. Quando questo accade, il più delle volte sorgono problemi; e non pochi. E per lo stesso motivo per cui potrebbero sorgere dei problemi se decidessi di farti fare la visita medica da un avvocato, o decidessi di farti scrivere un atto legale dal proprio medico. Per quanto entrambi possano essere degli ottimi professionisti, non riusciranno bene a fare un lavoro diverso dal proprio.

Ecco perché il mio consiglio è, a meno che  non ti sia impossibile, di affidare la selezione del personale a degli esperti del settore. Contattami e ti darò tutte le dritte che ti occorrono.

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