Stress e lavoro: compromessa la produttività del 49% degli imprenditori

Nella vita lavorativa tutti prima o poi si trovano a dover fare i conti

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Pianto, ansia, panico, lo stress può compromettere lavoro e salute. Crisi economica e mancanza di orari prestabiliti, tra le cause più diffuse. Il mental coach Roberto Castaldo (4 MAN Consulting) spiega come gestire questi stimoli, trasformandoli da minaccia a possibilità

Nella vita lavorativa tutti prima o poi si trovano a dover fare i conti con momenti di forte stress. Situazioni complesse e incerte che portano ad uno stato psicologico alterato e a conseguente tensione sia fisica, sia mentale, con reazioni regolative neurologiche, locomotorie, ormonali e immunologiche. Se lo stress diventa cronico talvolta può portare al manifestarsi di patologie molto serie, come l’ipertensione, la cirrosi epatica e alcune malattie intestinali.

Sul piano lavorativo, lo stress può abbassare notevolmente il livello di produttività. Secondo una ricerca condotta da IMR Ricerche per 4 MAN Consulting su un panel di 300 lavoratori (imprenditori, manager e collaboratori) ed effettuata attraverso il metodo CAWI, il 47% degli imprenditori dichiara di sentirsi stressato e che questo influisce sensibilmente sul grado di produttività. Tra i manager, invece, coloro che dichiarano questi disturbi sono circa il 34%, percentuale che scende a 25% tra i collaboratori.

Tra le cause di stress, quella indicata più frequentemente è la crisi economica, seguita al secondo posto dalla mancanza di orari prestabiliti, che tolgono tempo alla famiglia e a se stessi. Al terzo posto, la difficoltà nel gestire il rapporto con dipendenti e collaboratori, cercando di motivarli, e al quarto posto l’eccessiva tassazione fiscale.

I dati raccolti confermano quelli già diffusi dal Dipartimento di Studi Clinici dell’Università Sapienza di Roma, in collaborazione con l’AISIC (Associazione Italiana contro lo Stress e l’Invecchiamento Cellulare), secondo i quali sommando i dati relativi alle patologie che possono avere origine dalla cronicizzazione dello stress, si evince che questo uccide circa 7 italiani su 10.

Si stima, inoltre, che in Italia un cittadino italiano su tre sia ansioso, 12 milioni e mezzo facciano uso di ansiolitici e che circa il 14% della popolazione soffra di disturbi del sonno. Lo stress e i relativi squilibri emozionali possono colpire chiunque, a prescindere da sesso, età e professione, ma è possibile imparare a riconoscerne i segnali e capire come gestirli, talvolta addirittura volgendoli a proprio favore.

“Quello che noi percepiamo come stress, in realtà è il tentativo che il nostro corpo fa per ripristinare una situazione di equilibrio che è stata alterata, una risposta fisiologica risposta a sollecitazioni minacciose. – Ha commentato il mental coach Roberto Castaldo, fondatore di 4 MAN Consulting. – Queste situazioni di squilibrio in psicologia vengono definite stressor, e possono avere due tipi di risposta: una positiva, definita di eustress, l’altra negativa, chiamata distress. La prima è una situazione estremamente positiva per l’organismo, che ritrova tono e vitalità, grazie alla produzione di catecolammine (adrenalina e noradrenalina) e all’attivazione e degli ormoni corticosteroidi. Al contrario, in caso di distress, si verifica un abbassamento delle difese immunitarie, e iniziano a presentarsi alcuni importanti campanelli di allarme come ansia, tensione, insonnia, ecc.”

“E’ importante evitare situazioni di distress, mantenendoci nei livelli di eustress, perché questo ci consente di aumentare le nostre prestazioni e di sviluppare al meglio le proprie capacità. – prosegue Castaldo – Per far questo, è indispensabile imparare a riconoscere e a gestire i segnali di allarme. In questo senso, un valido aiuto arriva dalla PNL, la programmazione neurolinguistica. Sono molti gli imprenditori che si rivolgono a noi, chiedendoci aiuto per riuscire a fronteggiare situazioni di stress intenso o cronico.

La PNL si è rivelata uno strumento molto utile in questo senso, riuscendo a risolvere del tutto il nel 67% dei casi e, laddove continuasse a persistere una situazione di tensione, la rende, comunque, più facilmente gestibile. Primo punto da cui partire è che le emozioni sono la conseguenza di ciò che immaginiamo o ciò che ci diciamo mentalmente.

L’ansia e lo stress non capitano, siamo noi a generarli. Immaginare come ogni cosa possa andare storto o dirsi di non essere all’altezza può avere conseguenze estremamente negative. Talvolta il primo passo da fare è semplicemente fermarsi un minuto, svuotare la mente e respirare lentamente, ma non sempre questo è sufficiente, per questo è necessario affidarsi ad un mental coach, a qualcuno che alleni la nostra mente a restare in una situazione positiva di eustress”.

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