La scelta coraggiosa di un manager di successo

Ci sono manager che lavorano una vita per riuscire a coronare il sogno della loro carriera: occupare un posto di importanza strategica nell’organigramma di un colosso mondiale. Esistono, però, manager che questo posto di rilievo sono arrivati ad occuparlo, ma che, da un giorno all’altro, decidono di lasciarlo, facendo valere più le motivazioni del cuore che quelle razionali.

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Pichette dice addio a Google

Ci sono manager che lavorano una vita per riuscire a coronare il sogno della loro carriera: occupare un posto di importanza strategica nell’organigramma di un colosso mondiale. Esistono, però, manager che questo posto di rilievo sono arrivati ad occuparlo, ma che, da un giorno all’altro, decidono di lasciarlo, facendo valere più le motivazioni del cuore che quelle razionali.

Uno di questi manager è Patrick Pichette, dal 2008 Chief Financial Officer di Google, in pratica il ministro delle finanze della multinazionale statunitense, che ha deciso di dire basta. I prossimi sei mesi saranno, quasi certamente, gli ultimi da manager per Pichette, il quale aiuterà prima la sua azienda a trovare un degno sostituto al quale affidare il controllo degli immensi capitali economici, dopodichè saluterà tutti ed inizierà un nuovo capitolo della sua vita a 52 anni suonati.

I motivi di tale scelta, per molti azzardata, per altri realmente coraggiosa, vengono così spiegati dallo stesso Pichette: “Ho avuto una carriera da manager straordinaria, ma in questi quasi trenta anni di lavoro c’è stato chi non è riuscito a godere a pieno dei miei successi: la mia famiglia, i miei figli, ma soprattutto mia moglie. Ho capito, spero non troppo tardi, di averla trascurata, di sentire l’esigenza di stare più tempo con lei, soprattutto ora che i nostri ragazzi sono grandi ed hanno un vita indipendente. Ho fatto questa scelta come regalo per i nostri 25 anni di matrimonio. Qualche collega mi ha chiesto: perchè lo fai? Sei un manager brillante, hai ancora tanti anni di carriera davanti e tanti soldi da guadagnare. Sapete qual è stata la mia risposta: “In realtà non esiste una ragione valida per non farlo”.

Quella di Pichette è solamente l’ultima di una serie di decisioni che vanno nella stessa direzione; già in passato diversi Chief Financial Officer della Silicon Valley, da Facebook ad Apple passando per Amazon, hanno abbandonato la loro carriera da manager da un giorno all’altro per i più vari motivi.

Queste scelte di vita sono tutte legate ad un minimo comune denominatore: la piena e totale autonomia di decisione. Ma quanti manager sono costretti da fattori non dipendenti da loro ad abbandonare la carriera? Una statistica del Corriere della Sera ha dimostrato che dal 2009 ad oggi sono stati ben 25 mila i manager che hanno perso il loro posto di lavoro, un dato che, sostiene il quotidiano milanese, è destinato ad aumentare del 12% alla fine del 2015.

I motivi di tutto ciò? Per lo più errori nella scelta dei collaboratori, lacune nella formazione aziendale ed errori nella conduzione strategica, un mix letale per la realizzazione degli obiettivi ed il raggiungimento dei risultati di qualsiasi azienda. (leggi anche http://www.4mancons.it/it/coaching-e-formazione-i-segreti-che-fanno-di-un-capo-un-buon-leader/)

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