Venditore e Vendita

Un recente sondaggio ha rivelato che alla parola “venditore” la maggior parte degli intervistati associa termini come “fastidio”, “fregatura” e quanto di più negativo possa passare nella mente di un essere umano, e per questo bisogna ringraziare tutta una serie di formatori, o pseudo-tali, che ben poco hanno a che fare con la vendita, ma che con le loro cariche motivazionali, gesticolare convulso e psicologia spicciola sarebbero certamente più adatti ad uno spettacolo di cabaret, nemmeno tra i più moderni in circolazione, così come tutta una bibliografia che insegna il segreto per diventare un ottimo venditore e mettere a segno compravendite su compravendite senza fare nulla, un segreto fatto di menzogne, truffe e raggiri ai danni dei clienti, o ancora chi, non si sa spinto da cosa, crede che la vendita sia come una miniera d’oro interminabile o che per far si che qualcuno acquisti qualcosa bisogna solo bombardargli il cervello con un mucchio di notizie (quante vere e quante inventate non si sa) su quel dato prodotto, certi che alla fine lo sfinimento del cliente otterrà la meglio.

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Essere venditore significa…

Agente di commercio, account, addetto alle vendite, sono solo tre nomi diversi per definire quello che è il caro e vecchio mestiere del venditore. Scorrendo gli annunci di lavoro su internet, questa figura è sempre la più ricercata, tanto dai piccoli negozi quanto dalle più grandi aziende, eppure oggi vive una situazione paradossale, perchè in un mondo dove le persone amano sempre di più comprare, fare shopping, concludere acquisti senza uscire di casa sulle varie piattaforme di e-commerce, il venditore, ovvero colui che più di chiunque altro potrebbe aiutare, consigliare ed indirizzare i clienti nel momento della transazione, è la figura più detestata.

Un recente sondaggio ha rivelato che alla parola “venditore” la maggior parte degli intervistati associa termini come “fastidio”, “fregatura” e quanto di più negativo possa passare nella mente di un essere umano, e per questo bisogna ringraziare tutta una serie di formatori, o pseudo-tali, che ben poco hanno a che fare con la vendita, ma che con le loro cariche motivazionali, gesticolare convulso e psicologia spicciola sarebbero certamente più adatti ad uno spettacolo di cabaret, nemmeno tra i più moderni in circolazione, così come tutta una bibliografia che insegna il segreto per diventare un ottimo venditore e mettere a segno compravendite su compravendite senza fare nulla, un segreto fatto di menzogne, truffe e raggiri ai danni dei clienti, o ancora chi, non si sa spinto da cosa, crede che la vendita sia come una miniera d’oro interminabile o che per far si che qualcuno acquisti qualcosa bisogna solo bombardargli il cervello con un mucchio di notizie (quante vere e quante inventate non si sa) su quel dato prodotto, certi che alla fine lo sfinimento del cliente otterrà la meglio.

Tuttavia, se il venditore è la cosa più urticante al mondo, quello che dovrebbe fare, ovvero la vendita, è invece un processo che ha ancora intatta tutta la sua sacralità, perchè chiunque, nel mondo del lavoro come nella vita di tutti i giorni, deve vendere e sapersi vendere per riuscire ad ottenere ciò che realmente vuole.

Vendere non significa infastidire, truffare o travolgere di chiacchiere il cliente, la vendita è un incontro tra due parti con esigenze diverse ma con la possibilità che queste, alla fine, combacino; da un lato c’è il cliente, desideroso di soddisfare un proprio bisogno, dall’altro lato, allo stesso livello e senza l’intenzione di prevaricare o sottomettere, c’è il venditore, che deve pensare prima al bene e all’appagamento di chi gli sta di fronte, e poi al suo personale interesse, perchè solo facendo così la vendita andrà a buon fine e la figura del venditore potrà uscirne finalmente pulita.

Vendere è conoscere le tecniche migliori, ma applicarle solamente dopo un’attenta valutazione del nostro cliente, dei suoi pensieri e della sua personalità, vendere è non sentirsi un guru, un profondo conoscitore di tutto lo scibile umano, una figura senza la quale il cliente sarebbe perso e non farebbe acquisti, ma bensì rendersi conto che il cliente è sempre più una persona preparata, a conoscenza dei prodotti e dei suoi desideri, e che cerca da un venditore fatti concreti e competenze, non futili parole, ma vendere è, soprattutto, conoscere se stessi, i propri limiti e le proprie ambizioni, e solo dopo entrare in contatto con il cliente per conoscere i suoi e cercare di migliorarne sensibilmente la sua vita, senza credere che il vero ruolo del venditore sia quello di segnare, a fine giornata, un’altra X alla voce “prodotti piazzati”.

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