I due errori più diffusi che commetti nelle conversazioni Per leggere questo articolo impiegherai: 3 minuti 30 secondi

Voglio rivelarti quali sono i più grandi errori che facciamo quando conversiamo (o forse dovrei dire litighiamo) con qualcuno e che non troverai scritti su nessun libro.

Il primo si può sintetizzare in sole cinque parole: non ammettere di avere torto.

Quando siamo in una discussione accesa, infatti, spesso più che cercare il confronto siamo impegnati a dimostrare il nostro punto di vista. Nel fare questo possono succedere varie cose:

– Possiamo essere offensivi

– Possiamo essere aggressivi

– Possiamo spostare il focus della conversazione dal discorso alle qualità di chi parla
– Possiamo renderci conto che il nostro ragionamento è fallace.

Quando la persona che abbiamo di fronte ci fa notare tutto questo, ecco che il più delle volte la percezione che ne abbiamo è quella di essere richiamati. Ma non richiamati da una persona qualsiasi, ma proprio da quella persona con cui stiamo avendo un dialogo acceso, che quindi ci coinvolge emotivamente e verso cui proviamo un (più o meno forte) senso di astio.
La reazione, quindi, è quella di attaccare, di solito ponendo l’accento sull’infondatezza di ciò che ha detto, oppure impegnandoci a dimostrare che non è colpa nostra, perché “hai iniziato tu per primo“.

Queste reazioni, oltre a far affondare la discussione, mettono tutti i partecipanti in un profondo senso di frustrazione e, infine, fanno fare una pessima figura a chi le ha.

Quando accade una cosa del genere, la cosa migliore da fare è semplicemente fermarsi e dire: “Hai ragione, scusami, non volevo“. O, nel caso fosse evidente che quel punto di vista che difendiamo è lacunoso: “Mi sai che hai ragione, ci voglio un po’ pensare su“.

Una reazione del genere è incredibilmente potente. Dimostra che sei una persona intellettualmente onesta, elastica, capace di ascoltare gli altri, e non solo di ammettere se sbaglia ma anche capace di fare un passo indietro quando sbaglia.

Oltretutto, ammettere di essere in errore (ovviamente quando è davvero così) fa notevolmente abbassare lo stato di tensione in cui possono trovarsi i partecipanti ad una discussione, e mette il nostro interlocutore in una posizione di maggiore apertura (proprio perché noi per primi ci siamo dimostrati aperti). Quindi, sopratutto se la conversazione ti interessa (e non ti interessa solo dimostrare di avere ragione) costruisce le basi per tornare ad un confronto più pacifico.

Il secondo errore più diffuso, invece, è: accettare indiscriminatamente le presupposizioni alla base di una conversazione.

A questo punto devo fare una piccola digressione sul concetto di presupposizione.
Ogni nostra azione si basa su una serie di presupposizioni implicite. Ad esempio il fatto che tu stia leggendo questo post presuppone che ci sono delle notizie che ti possono interessare (altrimenti non lo leggeresti).

Allo stesso modo, quando parli con qualcuno presupponi che lui ti possa capire.

Lo stesso accade quando iniziamo un discorso con qualcuno: il suo discorso si basa sempre e comunque su delle proposizioni (spesso implicite) e nel momento in cui accettiamo di entrare in quella conversazione è come se andassimo ad accettare i limiti tracciati proprio da quelle presupposizioni.

Ti faccio due esempi personali.

Giorni fa, dopo aver avuto uno screzio con una persona, questa mi ha chiamato per dirmi che gli avevo dato pubblicamente del cretino. Dopo aver analizzato con lui le parole che ho usato ed avergli assicurato che se avessi voluto dargli del cretino sarei stato chiarissimo, lui mi risponde: “Stai soltanto arrampicandoti sugli specchi, so bene quello che volevi dire”.
Che cosa presuppone questa conversazione?

  • Io sono in torto
  • Non importa ciò che dico, la persona che ho di fronte lo sa meglio di me, proprio perché presuppone che
  • Non solo sono una persona che insulta ma poi non ha il coraggio di insultare in modo diretto. 

A questo punto è facile rendersi conto che entrare in quella discussione vuol dire mettersi a confronto con una persona che basa l’intero dialogo su questi presupposti e accettarli.

In questo caso la mia reazione fu la seguente: “Fammi capire, dici che vuoi un chiarimento. Una volta che l’ho dato dici che non è vero, che mi sto arrampicando sugli specchi, quindi qualunque cosa possa dire per te non ha senso. Tu non vuoi un confronto, tu vuoi solo che ammetta che io ho sbagliato e farti delle scuse. Mi potrebbe anche stare bene, ma la prossima volta cerca almeno di essere diretto e non girarci intorno“.

Un altro esempio più che essere un episodio specifico riguarda una cosa che mi sento spesso dire: “Vabbè, con te non si può parlare perché tu usi i tuoi trucchetti linguistici”.
Ecco, questa è una cosa che un po’ mi irrita e la mia irritazione la faccio sentire nella risposta: “Se uso i trucchetti perché parli con me? Non ha molto senso… è come decidere di avere a che fare con uno che ti vuole fregare e poi arrabbiarti perché ti ha fregato. Sai che ti dico, visto che l’intero tuo discorso si basa sul fatto che sono scorretto per me dovrebbe finire qui. Trovo stupido dialogare con qualcuno che pensa che quando parlo non sono corretto“.

Insomma, se vogliamo estrarre una regola generale da questi esempi possiamo dire: nota le presupposizioni presenti all’interno del discorso e se non ti stanno bene non accettare il confronto. In più, puoi aggiungere anche la seconda parte, ovvero: rendi evidente al tuo interlocutore le presupposizioni presenti. Se accetta di cambiarle bene, altrimenti non sta scritto da nessuna parte che devi accettare di dialogare con lui.

Queste due idee non le troverai nei libri o, almeno, non delineate in modo così semplice e specifiche. E questo perché derivano dalla mia esperienza non solo professionale, ma sopratutto personale, in cui più di una volta (per un mix di ragioni lavorative e private) mi sono trovato ad affrontare episodi simili.

Infine, in tutta sincerità, trovo le soluzioni che ti ho proposto estremamente funzionali: nel primo caso, infatti, si tratta di essere onesto e generare in questo modo la base per procedere in modo armonico col tuo interlocutore; nel secondo caso, invece, stronca delle conversazioni che hanno alla base un qualche tuo torto e, alla fine dei conti, non hanno alcun risultato se non quello di farti perdere tempo ed energia.

Se questi argomenti ti interessano, allora il mio consiglio è quello di cominciare da subito un percorso nella programmazione neuro linguistica, iniziando a toccare con mano come il linguaggio se usato nel modo giusto – possa creare degli effetti stupefacenti.

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