Burn out: 5 consigli per contrastarlo Per leggere questo articolo impiegherai: 4 minuti 5 secondi

Tra le forme di stress che possono derivare dal lavoro, una delle più pericolose è la cosiddetta “sindrome del burnout”, che rappresenta una vero e proprio esaurimento o logorio, derivante dalla natura di alcune mansioni professionali.

La traduzione italiana della parola “burnout”, che comunemente avviene con il termine “bruciato” (o anche “scoppiato” o “andato in cortocircuito”), permette di descrivere parte delle sensazioni vissute da chi sperimenta lo stato di questa sintomatologia. È interessante notare come questo termine venga adottato comunemente per designare anche quelle persone che fanno un consumo abituale di droghe, e da questo ambito è stato trasportato nel contesto del disagio manifestato da chi è deteriorato e svuotato dal “lavoro con le persone”, sperimentando uno stato simile, per certi aspetti, allo stato di vuoto emotivo che viene descritto da alcuni tossicodipendenti o ex tossicomani.
Nonostante ciò va precisato che lo stato di burnout non è necessariamente collegato ad una “dipendenza dal lavoro” né è un esito certo di tutte le forme di “stress da lavoro”.
Questo problema è stato riscontrato in modo predominante in coloro che operano in ambiti sociali e sanitari come medici, psicologi, assistenti sociali, counselors, esperti di orientamento al lavoro, fisioterapeuti, operatori dell’assistenza sociale e sanitaria, infermieri, imprenditori e venditori.
Il disagio da burnout comprende tre vissuti, che rappresentano le dimensioni fondamentali del problema da tenere in considerazione.

La prima caratteristica è quella dell’esaurimento emotivo, che è vissuto come un inaridimento interiore e come la sensazione di non avere più qualcosa da dare ai propri utenti e che viene esperito spesso come impotenza, tensione, impazienza, nervosismo o anche depressione e demotivazione rispetto a tutte le attività quotidiane precedentemente soddisfacenti.

Una delle affermazioni interiori o esteriori tipiche di chi prova questo stato è “questo lavoro mi scarica interiormente”.
La seconda dimensione tipica del problema è chiamata depersonalizzazione e corrisponde con una tendenza a reagire in modo freddo o persino cinico-aggressivo nei confronti delle persone che sono destinatarie della propria attività lavorativa, una risposta che spesso aumenta paradossalmente di fronte al tentativo di far sentire il proprio malessere da parte dell’utente.
Questo vissuto viene generalizzato attraverso uno stato mentale di distacco estremo rispetto al disagio altrui, che si manifesta con uno stato interiore di disinteresse verso gli altri o talvolta persino di colpevolizzazione.
La terza particolarità del burnout è la presenza di una ridotta realizzazione lavorativa, che determina una sfiducia nelle proprie capacità e competenze ma anche una diminuzione delle ambizioni di successo che spesso trasforma il lavoro in una attività condotta esclusivamente per mantenere la propria remunerazione. A causa di questa nuova prospettiva rispetto a se stessi, dal punto di vista professionale è frequente anche la tendenza a giudicare in modo negativo il proprio lavoro passato con effetti retroattivi, annullando così mentalmente il valore delle soddisfazioni precedenti e generando in tal modo un ulteriore senso di insoddisfazione, rabbia ed esaurimento emozionale.

Gli effetti di questa problematica ricadono direttamente sulla qualità del proprio lavoro.

Quindi, cosa si può fare?

In primo luogo devo essere sincero con te: se pensi di essere nel pieno di questa sindrome, l’azione più saggia è quella di rivolgerti immediatamente ad uno psicologo. Se, invece, sospetti di esserne affetto in modo lieve, ho per te cinque consigli che ti aiuteranno a contrastarlo.

  1. Valutare di cambiare ufficio

Una delle sensazioni peggiori che sperimenta chi si trova in burn out è la sensazione di essere osservato e giudicato dal proprio responsabile durante lo svolgimento del proprio lavoro. Il che non è necessariamente negativo, ma lo diventa quando questo comporta la sensazione di sentirti inadeguato, al di sotto delle aspettative. Proprio per questo una delle soluzioni è prendere in considerazione l’idea di chiedere un trasferimento: si potrebbe trattare di un cambio di ufficio o un cambio di dipartimento. In questo modo andranno a cambiare anche la tipologia delle relazioni quotidiane. Molto spesso sono proprio queste una delle cause. Così facendo è un po’ come azzerare lo stato precedente e, in qualche modo, avere l’impressione di ricominciare dall’inizio.

  1. Identificare l’elemento disturbante

Un’altra possibile soluzione è quella di prendersi un po’ di tempo per andare ad identificare l’elemento che maggiormente disturba. Per molti non è particolarmente semplice: si tratta di mettersi in contatto con le proprie emozioni e comprendere da cosa sono attivate. Potrebbe riguardare l’ambiente in cui ci si trova, oppure dei comportamenti; allo stesso modo può derivare dal contatto con alcune specifiche persone, o dal proprio ruolo in un determinato momento. È fondamentale rendersi conto di quali sono gli elementi che generano lo stress. Questo consente in primo luogo di isolarli (quindi focalizzarsi sul fatto che non è l’intera situazione a far stare male, ma solo alcuni elementi specifici), in secondo luogo di metterti nella condizione per chiederti: “In che modo specificamente li posso contrastare?” Per fare questo molte persone usano l’ascolto interiore, la meditazione, la mindfulness, così come l’auto-ipnosi.

  1. Prendersi una pausa lavorativa

Quando si iniziano a sentire le avvisaglie che fanno percepire che si sta cadendo nella sindrome del burn out, una soluzione efficace può essere quella di prendersi una pausa dal lavoro. In questo modo ci si allontana dalla fonte di stress e, allo stesso tempo, si può riflettere a mente lucida su quali sono le azioni migliori da mettere in atto. Non ti sto dicendo di prenderti una vacanza, o almeno di prenderti solo una vacanza. Bensì mi riferisco a prenderti dei giorni per te, per stare bene, per rilassarti e contemporaneamente svolgere il lavoro di identificazione di cui abbiamo parlato nel punto di sopra. Quando si fa questo è molto utile prendere questo tempo libero per porsi le domande nel modo giusto. Da questo punto di vista la Programmazione Neuro-Linguistica può essere estremamente efficace, proprio per questo ti consiglio di approfondire leggendo questo articolo: http://www.pnlcorsi.it/5-domande-da-porsi-per-superare-le-sfide-della-vita/

  1. Evitare di mettersi nella condizione della vittima

Quando ci si sente una vittima ecco che si perde qualsiasi controllo, qualsiasi possibilità di superare la situazione. E questo per un motivo molto semplice: una vittima è destinata a subire passivamente ciò che gli capita. Per questo poniti queste due domande:

  • Come voglio sentirmi a lavoro?
  • Cosa posso fare ogni giorno per sentirmi proprio come voglio?

Ovviamente non saranno queste due domande ad aiutarti, ma quanto sarai in grado di mettere in atto le risposte che ti sei dato.

  1. Non cadere nel senso di colpa

Siamo stati cresciuti nell’idea di essere impeccabili, di non sbagliare mai. Ma non è così! Apprendiamo per prove ed errori, proprio per questo ciò che si deve fare è rendersi conto che è solo una fase, un ostacolo da superare, così come si sono superati tanti altri ostacoli. Bisogna evitare di farsi una colpa del non riuscire a lavorare come una volta, del non riuscire a gestire colleghi, clienti o collaboratori. Se ce ne dovesse essere bisogno, è estremamente utile perdonarsi. So che può sembrare strano, così come può sembrare, proprio per questo voglio segnalarti un articolo su come i kahuna hawaiani affrontano situazioni di questo tipo: http://www.pnlcorsi.it/lo-dicono-kahuna-perdono-delle-chiavi-del-cambiamento/

Il burn out è una sindrome sempre più diffusa, molto spesso difficile da identificare, e ancora più frequentemente minimizzata. Eppure l’effetto può essere dirompente: sino ad arrivare ad inficiare i rapporti con gli altri.

Come avrai capito, alla base di ogni soluzione c’è il fare chiarezza interiore: ascoltarsi, comprendersi e solo dopo agire. Certo, so bene che questa non è la cosa più semplice del mondo, proprio per questo voglio salutarti condividendo con te questa pagina. Sono certo che può essere una risposta a molte tue domande.

 

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